L’economia italiana nel 2020/2021

L’economia italiana nel 2020/2021

La crisi determinata dalla pandemia del Covid-19 ha causato una serie di ripercussioni sull’economia del nostro paese. Ecco una breve panoramica sulla situazione dell’economia italiana nel 2020/2021 e le previsioni per il futuro. 

Economia italiana e pandemia

La crisi del Covid-19 ha esasperato le problematiche italiane, allargando il divario economico e le disparità sociali. Sta esasperando le contraddizioni tipiche del nostro Paese e aprendo la porta a una nuova fase di instabilità politica, economica e sociale. 

L’Istat fotografa una situazione poco rosea per il Bel Paese.
Con una diminuzione del PIL italiano pari all’8,3% per il 2020, sebbene preveda una leggera ripresa (+4,6%) nel 2021. 

L’introduzione dello stato di emergenza e le successive misure di lock down, non solo in Italia, unite al crollo del turismo hanno inciso sull’economia nazionale. Basti considerare che nel primo trimestre 2020, le importazioni sono diminuite del 6,2% e le esportazioni dell’8%, segnando poi un tracollo nel mese di Aprile con un -37,6% verso i mercati extra europei.

Il commercio mondiale ha subito un drastico rallentamento e ridimensionamento, andando a influire sul commercio estero italiano.

Secondo le stime, è stata prevista una diminuzione delle esportazioni del 13,9% per il 2020, per poi segnare un aumento del 7,9% nel 2021.

Allo stesso modo, il calo degli acquisti dovrebbe determinare un calo delle importazioni del 14% nel 2020,e un aumento nel 2021 stimato al 7,8%. 

Nel corso del terzo trimestre del 2020, il PIL italiano ha registrato una ripresa del 15,6%, trainato da edilizia e industria. Come prevedibile, i settori più colpiti sono stati quelli del turismo e dei trasporti.

I dati relativi al comparto dei servizi hanno infatti evidenziato un tracollo nel settore. Prendendo in esame il periodo gennaio-settembre 2020, le entrate del settore aereo sono diminuite del 58%, quelle del settore alberghiero del 52%, mentre quelle delle agenzie di viaggi addirittura del 73%.

A rischio migliaia di posti di lavoro, soprattutto nelle città come Roma, dove il settore turistico è da sempre trainante. Su vivereroma.org è possibile rimanere aggiornati sulle ultime notizie di economia, cultura e territorio. 

Economia italiana, le previsioni per il 2021

L’arrivo dei primi vaccini anti-covid ha riacceso le speranze in merito alla ripresa dell’economia nei prossimi mesi. Nonostante la situazione finanziaria sia ancora grave, con diversi settori (dal turismo, ai trasporti, fino al settore culturale) ancora bloccati, le prospettive per il 2021 aprono uno spiraglio di speranza per il PIL italiano.

Secondo l’Istat, il 2020 dovrebbe chiudersi con una riduzione del prodotto interno lordo al 9%, con una crescita del 4% per l’anno successivo. Di diversa natura sono invece le stime dell’Unione Europea relative al nostro paese. 

Secondo l’UE, la situazione italiana apparirebbe ancora più critica.
Il PIL nazionale in diminuzione del 9,9% (l’1% in meno): un rimbalzo nel 2021 pari al 4,1%, e pari al 2,8% nel corso del 2022. Questo però non permetterebbe lo stesso di raggiungere la situazione pre-covid. 

Riflettori puntati anche sul debito pubblico italiano, balzato dal 134,7% al 159%. Nonostante la ripresa economica prevista in futuro, il bilancio pubblico nazionale continuerà a segnalare valori in negativo:

  • -7,8% per il 2021
  • -6% per il 2022. 

L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha affermato che la ripresa italiana sarà “lenta e non omogenea, con forti rischi al ribasso”.
La vera ripresa, soprattutto per la creazione di nuovi posti di lavoro, sarà attesa per il 2022 quando il vaccino sarà diffuso capillarmente sul territorio. 

La disoccupazione in Italia

L’esplosione della pandemia e i lunghi mesi di lock down hanno determinato un tracollo anche nel settore occupazionale. In Italia la disoccupazione è salita la 9,8% ma a preoccupare sono le stime riguardo ai giovani. La disoccupazione giovanile ha registrato in Italia una delle crescite più consistenti, arrivando al 30,3%, mentre nel resto d’Europa si colloca intorno al 18%.

Preoccupante la situazione dei giovani inattivi, che non studiano né cercano lavoro, ben 1 su 5, la percentuale più alta di tutta l’Unione Europea. Parallelamente, l’Italia si trova a guidare un’altra ben triste classifica europea, quella relativa al gender gap. Ovvero il divario occupazionale tra uomini e donne, arrivato a toccare il 19,9%. Si registra un valore più alto di quello di paesi come Ungheria, Grecia e Malta.

Francesco De Simone