Aumento del costo materie prime e carenza di manodopera: quale impatto sul settore Immobiliare
post-covid?

Nonostante i segnali di timida ripresa del mercato immobiliare italiano – in special modo nel settore
residenziale e in alcune località specifiche dove gli immobili sono destinati ai cd “affitti brevi”- una serie di
fenomeni inflattivi e legati ad accadimenti internazionali rischiano di frenare la ripresa innescata
dall’ecobonus e dagli altri incentivi.


Dopo i lunghi mesi in rosso del periodo pandemico, la fluttuazione del prezzo dei carburanti ha ripreso
vigore anche a causa della crisi Ucraina – l’invio di navi cisterna di gas naturale dagli Stati Uniti è stato
appena sufficiente a rispondere alle necessità nazionali.
In questo contesto vanno inseriti i diversi bonus per rendere energeticamente efficienti gli edifici del nostro paese. Tali incentivi hanno spinto tutte le aziende di medie e piccole dimensioni a concentrarsi su progetti più remunerativi ma sicuramente più complessi da gestire a livello amministrativo e fiscale.
Su Internet si trovano attualmente pubblicazioni di vario tipo – articoli, video, report, infografiche –
realizzate da professionisti della comunicazione e da web agency per medie aziende .
Questi contenuti hanno permesso alle aziende di ricevere commesse anche fuori regione.
Senza entrare nelle problematiche legate all’approvvigionamento energetico del nostro paese – che dalla
fine degli anni ’70 restano irrisolte – allo stato attuale bisogna considerare almeno tre fenomeni rilevanti
che potrebbero influire negativamente sul settore immobiliare nostrano.

  • Aumento del costo delle materie prime
  • Aumento del costo della manodopera qualificata
  • Rallentamenti nella produzione, nella logistica e nel trasporto dei materiali.


Aumento del costo delle materie prime


Se andiamo ad analizzare i dati incrociati della Banca Mondiale non possiamo non notare un aumento delle “quotazioni delle materie prime non energetiche” fino al 45% in più rispetto a prima dell’inizio della
pandemia. D’altro lato anche l’energia “ha registrato un’impressionante fiammata dei prezzi pari al +660%
rispetto” al 2019 – denuncia Assolombardia.
Il quadro è decisamene preoccupante e anche i privati lo hanno capito nel momento dell’accredito sul
conto corrente delle utenze domestiche. Se si considerano aziende produttrici con grandi stabilimenti e
importanti consumi energetici, non è eccessivo prevedere un ulteriore aumento generalizzato dei prezzi
non solo per i beni legati al comparto edile, ma anche di quelli del tradizionale paniere ISTAT.
Le aziende, in special modo quelle che hanno già investito risorse per promuoversi on-line attraverso un’
agenzia di web design per trovare nuovi clienti e partner, posso possono contenere solo una parte degli
aumenti, scaricando poi sulla filiera la parte rimanente – e più cospicua.
Dal lato delle materie prime legate specificatamente al comparto edile la situazione è ancora più complessa perché l’enorme richiesta di alcune tipologie di prodotti – come i pannelli isolanti, la lana di roccia e collant specifici – ha letteralmente dopato il mercato, con un aumento incredibile dei costi per tutti gli operatori che non possono avvalersi di nessun bonus per le loro attività.

Aumento del costo della manodopera qualificata


In questa sede è interessante notare che, se inizialmente (2019) i dati Ance suggerivano un aumento di
quasi 100.000 occupati per far fronte ai lavori relativi ai diversi bonus, ad oggi si stima la necessità di quasi 40.000 unità. Non si tratta solo di operai generici da cantiere ma di tecnici specializzati in domotica,
elettrotecnici, cartongessisti, termoidraulici etc, quindi figure non facili da reperire nel breve periodo.
Se alla fine del 2024 potremmo avere dei dati precisi, è indubbio che il costo della manodopera qualificata sta subendo un rialzo, soprattutto per alcune specifiche categorie – come messo in evidenza da alcune agenzie web dedicate all’ edilizia .

Rallentamenti nella produzione, nella logistica e nel trasporto dei materiali

Lo scenario pandemico – green pass in azienda e quarantene random, aumento del costo dei carburanti,
rallentamenti nei trasporti internazionali di materie prime e semi-lavorati, dinamiche produttive start-and-
stop – ha contribuito a peggiorare i livelli di produzione degli stabilimenti, della logistica e del trasporto.
Oltre ai disagi nelle filiere collegate e ad un complessivo rallentamento dei cantieri già aperti, ci sono state delle ripercussioni anche sui prezzi, per le dinamiche che abbiamo visto sopra.

Lo scenario si presenta complesso e affascinante, e resta ancora aperta ogni valutazione degli impatti di
medio/lungo periodo e in che misura altri settori collegati a quello edile possano contribuire a contenere
l’aumento generalizzato dei costi.
Basti pensare alla liquidità che sarebbe immessa nel mercato nel caso della ripresa di alcune grandi opere
pubbliche e dell’efficientamento energetico delle grandi strutture extra-ricettive, che da un paio di anni si
sono dovute arrendere alla pandemia.

Francesco De Simone

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